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IL NUOVO DIRITTO SU BASI BIOLOGICHE

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Tra il concepimento ed il terzo anno di vita si forma una matrice biologica-energetica e percettiva, che, come una memoria, modula ogni aspetto del nostro rapporto con la quotidianità, comprende il nostro primo criterio di conoscenza: l’IO ed il TU (il bimbo e la madre) e si traduce in un’esperienza prevalentemente preconscia, inconscia e preverbale. Sono queste le caratteristiche che la rendono così difficile da “raggiungere” ed esplorare durante l’adolescenza e la vita adulta! La ricerca scientifica e l’ esperienze compiute in questi ultimi 30 anni in numerosi campi, dallo sport estremo, alle lotte per i diritti civili, ci confermano che il percorso di emancipazione individuale ha in questa prima fase della nostra storia un appuntamento irrinunciabile e definitivo. Il GIUDIZIO,  morale  e quello legale, sono ancora incompetenti in relazione a questi aspetti, peraltro causali nei confronti dei nostri vissuti e dei nostri comportamenti, per cui il DIRITTO va rifondato attraverso un progetto di ALFABETIZZAZIONE BIOLOGICA DELLA VITA QUOTIDIANA. Il Male ed il Bene sono espressione del modulo IO-TU neonatale; in realtà il TU è solo la VITA, che ci viene concessa, come  tempo da vivere e questo non conosce pause, attese, ricompense, ma solo nuove proposte  e cambiamento. Il principio di indeterminazione di Heisemberg,  secondo cui misurare la posizione di una particella provoca una perturbazione impossibile da prevedere della sua velocità e viceversa, “pesca”  profondamente nella natura della nostra percezione visiva: gli occhi del corpo ci raccontano oggetti, mentre gli occhi della mente registrano memorie in continuo cambiamento. La nostra realtà e il nostro destino sono essenzialmente temporali. Questo lo capiamo anche quando riflettiamo che la Malattia di in organo può essere  interpretata solo come una mancanza di Salute, quando il nostro obiettivo é la guarigione e non ci accontentiamo della terapia dell’organo ammalato ! Così  la valutazione di chi delinque, non può limitarsi alla quantizzazione del danno prodotto, ma deve esprime la comprensione delle ragioni biologiche che sottendono al comportamento deviato  e delle potenzialità di autorealizzazione, se  vogliamo affermare il diritto alla vita, come momento centrale e prioritario dell’atto giudiziario.