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I bambini in ASD possono avere difficoltà a metabolizzare il bisfenolo

Baby drinking from bottle

bisphenol A

Un nuovo studio evidenzia come l’esposizione al bisfenolo A (BPA), molecola usata nelle plastiche, potrebbe essere correlata con ASD (Autism Spectrum Disorders).

Nello studio di Stein e collaboratori, sono stati misurati i livelli di BPA libero e totale in 46 bambini ASD e 52 controlli normotipici. La differenza tra BPA libero e totale dà la quota di BPA legato all’acido glucuronico nel fegato, nel processo detto di glucuronidazione, attraverso cui la molecola è resa solubile e può così essere escreta nelle urine.

Circa il 20% dei bambini ASD presentava livelli di BPA oltre il novantesimo percentile della distribuzione di frequenza del campione totale dei 98 bambini. Nei due gruppi, vi erano inoltre differenze significative tra livelli totali e livelli legati di BPA, a evidenza della difficoltà nei bambini ASD a metabolizzare il BPA.

Studi precedenti hanno correlato il BPA ai problemi comportamentali e di apprendimento.

[highlight] Stein TP et Al. Bisphenol A exposure in children with autism spectrum disorders. Autism research, January 13, 2015 (on line) [/highlight]

 

Il BPA è una molecola di sintesi usata nella produzione di materie plastiche in policarbonato, resine epossidiche e altri materiali polimerici e nella fabbricazione di alcuni tipi di carta. Il policarbonato è usato nella produzione di recipienti per alimenti e bevande (stoviglie di plastica, contenitori per la cottura a microonde, utensili da cucina, serbatoi per l’acqua e tettarelle). Le resine epossifenoliche a base di BPA, invece, trovano uso nel rivestimento protettivo di lattine da bibita e barattoli di latta per alimenti e nel rivestimento sui serbatoi residenziali per lo stoccaggio di acqua potabile.

La nuova normativa, basata sugli ultimi dati a disposizione, ha abbassato la dose giornaliera tollerabile da 50 µg/kg/giorno (microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno) a 4 µg/kg/giorno.

Recentemente l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, European Food Safety Authority) ha condotto una valutazione del rischio per BPA basata su: (1) studi animali e sull’uomo finalizzati ad identificare eventuali pericoli per la salute associati all’esposizione di BPA, (2) dati per valutare le stime dell’esposizione al BPA derivante dal consumo di alimenti e conseguenti a inalazione di polvere ed esposizione per via cutanea.

Le conclusioni cui è pervenuta la EFSA sono state che gli attuali livelli di esposizione attraverso l’alimentazione e tutte le altre fonti sono “nettamente al di sotto del livello di sicurezza” e che quindi il BPA non rappresenta un rischio per la popolazione di qualsiasi età, inclusi i feti. Secondo queste stime, l’esposizione più elevata possibile resta da 3 a 5 volte inferiore al livello di sicurezza.

Ad oggi si ritiene che dosi di BPA superiori di centinaia di volte alla dose giornaliera tollerata causino effetti dannosi su reni e fegato e, negli animali, anche sulla ghiandola mammaria. Gli effetti sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare e il potenziale effetto cancerogeno ad oggi non possono essere esclusi,  ma non sono considerati probabili.

Il risultato, considerato provvisorio dall’EFSA, attende una ridefinizione tra due-tre anni, quando saranno disponibili i risultati di uno studio a lungo termine condotto sui ratti nell’ambito del US National Toxicology Program.

http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/bisphenol

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