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Vi racconto la mia terra

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Da bambina vivevo in una cittadina piccola, di pochi abitanti a nord di Napoli. Andavo a scuola a piedi e mia madre non doveva accompagnarmi, perché a sette anni ero grande abbastanza per arrivare fin dietro al campanile. Questo sporgeva dalla strada di casa mia, che non era asfaltata, perché c’erano solo poche case. D’autunno la mia terra si vestiva di marrone, rosso e giallo per le foglie caduche e mi sembrava ancora più bella. Dalla finestra della cucina si vedeva una campagna vastissima con alti alberi di noci, che coprivano in parte il cono del Vesuvio. Noi bambini dopo la scuola andavamo a giocare, facevamo a gara a chi arrivava più su, sulla cima dell’albero più alto e poi ci pavoneggiavamo discutendo su chi fosse stato il più temerario. La temerarietà è stata la prima cosa che ho imparato nella vita e forse per questo non temo mai le mie scelte. Un pomeriggio d’estate arrivarono le ruspe e sradicarono gli alberi e abbatterono il mio noce preferito e il salice piangente. Ricordo di aver pianto quel giorno; poi mia madre mi fece riflettere che la campagna era una proprietà privata e quegli alberi non erano miei; così mi rassegnai. Crescendo vedevo la mia piccola cittadina crescere insieme a me, sempre più affollata; sempre più case prendevano il posto della campagna e quel profumo di fiori che pervadeva il mio viso di bambina in primavera, mentre raggiungevo la scuola elementare, ora era completamente sparito. Con esso era sparita la mia voglia di vivere a Qualiano.Volevo andare in una città più grande, dove poter fare nuove esperienze; così arrivai a Roma dove vivo attualmente.

Avevo 30 anni quando iniziai ad avvertire una costante stanchezza fisica che in un primo tempo imputavo ai miei nuovi ritmi di vita, al mio lavoro, finché mi decisi ad andare dal medico. I primi reumatologi non si spiegavano perché nonostante avessi sintomi da artrite non si evidenziavano indicatori fuori range. Intanto la stanchezza era diventata una costante della mia giornata, poi iniziarono i bruciori agli arti, alla pelle e poi l’insonnia. Non potevo stare al computer perché dopo un po’ mi bruciava il viso e lo stesso mi iniziò a fare la TV. Mi davano fastidio i profumi, i saponi, il trucco, persino gli indumenti. Non ero allergica, ma qualsiasi cosa mi procurava malessere; iniziai persino ad avvertire i miei capelli come un corpo estraneo, sentivo le loro radici conficcate nel mio cuoio capelluto e mi pungevano e non nascondo che in certi momenti ho desiderato non averli.  Per non entrare troppo nello specifico, ho cambiato almeno 5 tipi di approcci alla mia strana malattia spendendo ogni mese più di quello che guadagnavo, senza mai alcun risultato. Alcuni medici mi osservavano con diffidenza quando raccontavo i miei sintomi, da altri mi sono sentita dire “ci devi convivere, tanto col cortisone si può stare senza dolore tutta la vita”. Il mio ultimo reumatologo ha insistito affinché prendessi un tipo di antibiotico, che mi ha poi prodotto lo shock anafilattico, ricovero all’ospedale San Giovanni col codice rosso, per cui ho davvero rischiato la vita. Ma per fortuna sono ancora qui a raccontare la mia storia! Grazie all’eccellenza di persone aperte, medici, che mi hanno seguito dall’America, ho scoperto che la mia sindrome non ha un nome. La mia sindrome si chiamava intossicazione da metalli pesanti. I mie livelli nel sangue di mercurio, arsenico, cadmio, alluminio, piombo, cesio erano molto fuori range, tanto da suscitare curiosità nel medico che si è occupato della mia chelazione con EDTA per ben tre anni. A distanza di cinque anni posso dire di essermi quasi completamente disintossicata. Oggi non soffro più, ma continuo la mia terapia disintossicante con saune a infrarossi e infusioni di glutatione e Same. Mi piacerebbe poter dire che quella che ho appena raccontato è solo una semplice storia di una ragazza di provincia, che ha superato un momento difficile della sua vita! Mi rendo conto, invece, che sto raccontando la storia, della mia terra. La storia di quella strada di campagna dove hanno  sradicato i noci per fare spazio all’abusivismo edilizio, che ha smesso di profumare di gelsomino e mimosa, per odorare delle esalazioni delle “ecoballe”, che forse presto cederanno il passo ad un termovalorizzatore. La mia terra, avvelenata scelleratamente delle sue innumerevoli discariche abusive, con rifiuti tossici speciali e con i sui roghi e i sui martìri, è stata la causa della mia malattia e  di quella degli altri che sono morti o che si ammaleranno.

Franca Basile

[highlight] Liberamente tratto da “Reimagination: Autismo, dove ha inizio il cambiamento”; F. Verzella, 2016, in stampa [/highlight]

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Era il 1977

Napoli

Lo stesso anno in cui io venivo al mondo. Per la prima volta veniva pubblicato il Libro Bianco: La Salute in Campania, in cui il Professor Gian Giacomo Giordano raccoglieva e denunciava le evidenze di un nesso causale tra ambiente inquinato e salute. Il Professor Giulio Tarro e il Prof. Antonio Giordano nel 2013 ne hanno pubblicato una seconda edizione, aggiornata con nuovi contributi.

A distanza di quasi tre decenni ed in maniera del tutto inaspettata, come un fulmine a ciel sereno, mi sono ritrovata a fare i conti proprio con i contenuti e le denunce raccolte in quel testo. La malattia è quasi sempre una esperienza sconvolgente, che irrompe nella vita di una persona stravolgendone inevitabilmente tanti aspetti. Anche per me la malattia è stata un’esperienza sconvolgente, ma allo stesso tempo, anche

profondamente “coinvolgente “. E se lo “sconvolgimento” che accompagna una malattia rimanda a pensieri e sentimenti come ansia, paura, incertezza, tristezza, quelli del coinvolgimento, che ha caratterizzato il mio percorso, hanno significato speranza, gioia di vivere e di donare. Nel mio caso il recupero è stato particolarmente lento e progressivo, ha richiesto continui confronti, diversi approcci terapeutici, una detossificazione profonda e un impegno quotidiano, speso per riacquistare la mia vita.

Per uno strano gioco del destino mi sono ritrovata proprio ad interfacciarmi da paziente con alcuni coautori del famoso primo Libro Bianco del Professor Giordano. Ma prima di allora, quanti viaggi, quante visite ho dovuto affrontare in cerca di risposte al mio malessere. Un malessere caratterizzato da una stanchezza disarmante, anche dal punto di vista mentale. Una stanchezza che spesso mi ha costretta a letto per intere settimane, con dolori diffusi, insonnia e diverse corse al pronto soccorso. Che ha scandito puntualmente un tragitto di molti mesi… che sono diventati anni. Nessuno mai sembrava avere una risposta chiara e definitiva. Il mio era una specie di male oscuro, un male di cui i medici non riuscivano a trovare la causa. Per me, invece, una causa doveva esserci, comunque, e quindi si doveva giungere ad una spiegazione chiara. A tutti i costi. Ero troppo giovane, ero sempre stata forte fino al quel momento e come poteva essere che quel corpo atletico, di cui ero sempre andata fiera, mi stesse tradendo. E poi, come era possibile che altre persone che mi erano vicino soffrissero, seppure in maniera minore, di sintomi simili ai miei?!

Non mi sono voluta arrendere ed ho continuato a cercare, finché sono arrivate le prime risposte. Ora, io mi sento testimone di un passaggio tra il vecchio ed il nuovo: tra le denunce, spesso trascurate ed insabbiate, dei ricercatori che scrivono della Terra dei Fuochi ed il recupero che invece si propone nella seconda parte di questo libro sotto forma di un bellissimo, indispensabile Progetto per la salute. Un recupero, il mio, passato attraverso un percorso di alfabetizzazione biologica, fatto di impegno quotidiano, di confronto e di un aiuto datomi da chi si occupa di questi malesseri, tipici delle così dette malattie ambientali…si perché questo era il mio malessere, una malattia ambientale senza nome, anch’essa figlia come me della “terra dei fuochi”. La mia guarigione è la prova che da queste malattie, così dette ambientali, si può guarire e con noi e come noi anche l’Ambiente dal quale esse originano. La salute per me è stata una conquista ed auguro a tutti quelli che si trovano nella situazione in cui mi trovavo io di vivere la mia stessa esperienza e di riappropriarsi della loro vita!

Adele D’Onofrio

 

[highlight] Liberamente tratto da “Reimagination: Autismo, dove ha inizio il cambiamento”; F. Verzella, 2016, in stampa [/highlight]

 

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Napoli: l’esperienza e la memoria.

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(immagine: manichino in plastica. Giovanni Pirozzi)

Da piccolo, durante i mesi estivi dopo la chiusura delle scuole, passavo le giornate nell’azienda familiare di allevamento di bufale, dove ho preso a lavorare regolarmente dopo aver conseguito il diploma. Lì ho vissuto gran parte della mia infanzia e adolescenza: felice e, nell’ingenuità che caratterizza quell’età, coltivavo il sogno che da grande avrei vissuto sereno in quei luoghi che erano e sono la mia terra.

Durante quegli anni la camorra era già radicata nella cultura delle persone, dove i soldi giustificano qualsiasi comportamento illecito. Crescendo ho sviluppato la passione per l’arte, la via di fuga da quella mentalità che per istinto rifiutavo e che mi faceva sentire come in una gabbia. Musica, cinema e arte figurativa sono passioni che da sempre coltivo come contributo per il cambiamento del mio paese: sculture, un documentario sulla tossicodipendenza AR un artista sconosciuto e un corto Memoria e Rinascita sulla morte di Antonio Bona, vittima innocente della camorra.

Quando cresci in posti come questo ti porti dentro un grande senso di rabbia e frustrazione: la camorra che  commercia il traffico dei rifiuti e gli imprenditori che li interrano fino a inquinare le falde acquifere; gli stessi imprenditori che avevano in mano la crescita del paese e lo stavano distruggendo forse per sempre… Poi la rabbia e il dolore sono entrate in casa sotto forma di malattia, quando a trent’anni ho scoperto di avere un tumore alla tiroide. Dopo l’operazione ho deciso di impegnarmi attivamente contro questo male ed ho incominciato a seguire diversi convegni sulle cause dell’alta percentuale di tumori in queste terre e i modi possibili per attutirne le conseguenze. Due cose sono state immediatamente chiare: la prima, che le istituzioni che omettevano e minimizzavano, erano e sono complici di questo biocidio; la seconda, che il problema aveva assunto proporzioni vastissime. L’indifferenza e la rassegnazione delle persone mi sembravano, comunque, il male peggiore. Andando ai convegni, infatti, notavo la pochissima affluenza e non riuscivo a spiegarmi il motivo di tale disinteresse verso un problema che aveva già creato tante vittime.

In quel periodo, ero da poco entrato a far parte di un’associazione culturale di San Cipriano d’Aversa la Work in Progress che si occupava esclusivamente di promozione musicale. Cercai di aprire gli occhi degli associati sul problema dei tumori, chiedendo la loro attivazione, ma un po’ per paura della camorra e un po’ per apatia all’inizio si dimostrarono indifferenti. Non mi arresi e pensai ad un’idea artistica, perché so bene che l’arte riesce ad arrivare oltre l’indifferenza.  Così proposi un’istallazione artistica che denunciasse l’indifferenza verso il problema dei tumori e le cause di questo biocidio e l’associazione ne fu entusiasta. L’istallazione composta da centocinquanta manichini realizzati con bottiglie di plastica riciclata, con al suo interno parti annerite a ricordare le patologie tumorali nella Terra dei Fuochi. Li istallammo per la prima volta lungo le strade dei comuni di Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa durante un’importante iniziativa dal titolo “Accendiamo la Speranza” l’ 11/12/13 ottobre 2013. Per 3 giorni nelle case, nelle scuole, nelle file agli uffici non si parlava di altro e la sensibilizzazione è stata immediata e collettiva. Da allora, i manichini sono stati ospiti in numerose città, convegni universitari e istituzionali.

L’arte rappresenta anche questo per me: la possibilità di fare qualcosa, una forma di comunicazione diretta e immediata. L’arte è come un sasso gettato in uno stagno, che suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, oggetti che se ne stanno ciascuno per conto proprio, nella pace o nel sonno, e che vengono richiamati in vita e obbligati a reagire e ad entrare in rapporto tra di loro. Questo voglio provocare con l’arte: obbligare quelle persone che se ne stanno lì dormienti a reagire; voglio che le mie opere funzionino come tanti piccoli sassolini che gettati nella mente delle persone producano onde in superficie e in profondità, provocando una serie infinita di reazioni a catena, che coinvolgano nella caduta suoni e immagini, ricordi e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria di questa terra.

Giovanni Pirozzi

[highlight] Liberamente tratto da “Reimagination: Autismo, dove ha inizio il cambiamento”; F. Verzella, 2016, in stampa [/highlight]

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Innocenza Biologica, Misericordia e Perdono

La Ricerca Scientifica nel settore delle Neuroscienze e della Medicina, a partire dagli anni ’70, ha prodotto una messe straordinaria di nuove conoscenze, nuove relazioni, nuove priorità, che suggeriscono un profondo cambiamento del nostro approccio alla vita quotidiana. Nello stesso periodo, il Sistema Internazionale, che regola la globalizzazione, ha manifestato segnali di squilibrio e di degrado, con crescenti caratteri di irreversibilità: inquinamento ambientale, tossicità alimentare, diffusione di malattie cronico degenerative, default di paesi e di città a democrazia avanzata, conflitti armati, trasmigrazioni di popoli, genocidi. Due caratteristiche fondamentali dello status quo sono di comune riscontro: il principio della produzione per la produzione, sostenuto dall’etica del profitto per il profitto. Si pensa che tutto questo succeda perché al centro del Sistema c’è il Denaro-Potere e l’uomo é fragile e corruttibile. Questa valutazione, antica, e sempre vera, non ci aiuta a comprendere perché questo succede. Un adagio recita: “quando tutto sembra perduto, ricordatevi di leggere il libretto delle istruzioni”. Nel nostro caso il libretto é rappresentato dalla storia evolutiva che caratterizza i primi anni di vita, a partire dalla fase prenatale. In breve: il primo modulo di conoscenza si forma attraverso la relazione con la madre, prevede due soli soggetti, uniti da una relazione esclusiva, attraverso la quale il neonato riceve i doni della maternità: il latte, le cure, gli abbracci, le consolazioni, la speranza. Il tutto durante una fase inconscia, preconscia e preverbale, che si estende per 20 lentissimi mesi, durante i quali si maturano le fasi strategiche per il nostro sviluppo fisico, mentale, emotivo. Sentimenti di sacralità e di gratitudine si imprimono nei nostri tessuti attraverso l’esperienza quotidiana, che prevede la certezza della madre ed i suoi doni. Questa esperienza pre e neonatale costituisce il fondamento biologico, mentale ed emotivo per ciascuno di noi e ad esso ricorriamo automaticamente negli anni successivi della adolescenza e della vita adulta, soprattutto nei momenti più intensi e delicati della nostra quotidianità. E’ questo il nostro oracolo: una memoria che in noi tutto anticipa, perché nasce prima della nostra intenzione e proietta e ci parla da una presenza statica, che contiene la memoria della madre, la sacralità della prima conoscenza e ci sovrasta e ci dispone ad una ricezione, necessariamente passiva. Quella che ha caratterizzato la nostra esperienza neonatale.  La frase “io non posso farci niente: sono fatto così!” traduce nel linguaggio comune questa esperienza. Ciascuno di noi porta con sé questa “riserva” percettiva, e dalla frequenza e dalla intensità delle sue rappresentazioni dipende il nostro grado di libertà mentale ed emotiva. La storia di questa relazione primaria e la sua evoluzione nei primi anni dello sviluppo infantile costituiscono il “credito di innocenza biologica“, che ciascuno di noi porta con sé. La nostra emancipazione comporta la progressiva marginalizzazione di questo riflesso, attraverso un’attiva ricerca di ciò che appare nuovo e diverso e promuove nuove abilità e nuove competenze. Una vera mutazione esistenziale: da una condizione caratterizzata dalla “ricezione” ad una animata dalla “proiezione”; dal ricevere passivo ed automatico, alla ricerca attiva del nuovo e del diverso. La nostra conoscenza, in gran parte mediata dal contatto oculare, passa così da un primo modulo binario, IO-TU, che comporta “dare e ricevere”, ad un modulo aperto: IO-MONDO, che evolve progressivamente verso “imparare e cambiare”. La quotidianità, dell’adolescente e dell’adulto, è caratterizzata da un continuo variare di esperienze temporali, in rapporto a: l’ora del giorno, gli alimenti assunti, gli impegni, le relazioni, gli obiettivi, gli incontri, le attese, la qualità della salute, il benessere. Tutto ruota, tutto cambia, per cui, quando cerchiamo un riferimento di certezza, inconsciamente e consciamente ricorriamo al nostro “oracolo” profondo e primitivo: alla relazione a due, affidata alla “legge” del dare-ricevere, che ciascuno di noi ha vissuto nel ruolo di “ricevente”. Questa verifica avviene in ciascuno di noi automaticamente e continuamente nel corso della giornata, “legittima” le nostre scelte e ci conforta.

Ad essa si riferiscono anche i dettati della legge, che regolano la vita delle società. La storia delle diverse civiltà riproduce costantemente il dialogo a due, che si realizza tra l’individuo e lo stato. La progressiva democratizzazione che si é affermata nelle carte costituzionali di questi ultimi 200 anni traduce il ruolo sempre più centrale e attivo assunto dall’individuo. Duemila anni fa, come oggi, il modulo che opera nella vita quotidiana é binario. l’IO ed il TU. In caso di “conflitto” questo modulo prevede una sola risoluzione: mors tua, vita mea, che, politicamente si traduce in rivoluzione o fondamentalismo. Nella esperienza comune colora le nostre relazioni di una intima ambivalenza: modula posture, disegna le pieghe del volto, articola proposizioni, formula progetti, alimenta silenzi, detta convenzioni, pubbliche e private. Duemila anni fa come oggi. Riconoscere questo nostro limite, non ci immunizza dalla sua dipendenza. Occorre affrontare una lettura quotidiana dei nostri vissuti e delle nostre attese, che, a ben guardare, costituisce il momento centrale del nostro impegno e la garanzia di una serenità non convenzionale, ma esistenziale. Giungiamo così per gradi ad un confronto tra la verità offerta dalla società e quella offerta dalla nostra individualità biologica. E’ l’incontro di due esperienze, che oggi hanno la possibilità di dar vita ad un cambiamento della nostra storia e della nostra evoluzione, quando Misericordia e Perdono scoprono nell’Alfabeto Biologico le lettere che consentono la loro formulazione e la loro esistenza. E’ la grande opportunità che il Concilio della Misericordia e la Ricerca Scientifica hanno di celebrare, insieme, una nuova fase della nostra storia e della nostra evoluzione!

 


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L’Ambiente… che siamo

verde 1Finché le attività produttive rimasero iscritte nei grandi cicli bio-geo-chimici mossi dall’energia solare, la biosfera non conobbe accumuli nocivi. In essa infatti ciò che è residuo di una specie è alimento di altre. E’ questo il segreto che ha permesso alla vita di svilupparsi in 3 miliardi e mezzo di anni senza creare disordine e arricchendo l’armonia della natura.

Si ritiene che l’evoluzione prebiotica, durante la quale si è coniato, sperimentato, setacciato l’alfabeto chimico della vita, sia durata almeno 700 milioni di anni e che siano occorsi altri 2 miliardi di anni per arrivare dai primi batteri alle prime cellule nucleate. Un passo apparentemente breve compiuto con lentezza incredibile rispetto alla rapidità evolutiva degli ultimi 800 milioni di anni, iniziati quando non esistevano ancora né pesci né alberi né insetti e culminati con la coscienza nell’Homo sapiens.

In biologia nulla è matematicamente prevedibile. Possiamo decidere il momento esatto in cui dare la fine a un animale, ma non predire con altrettanta esattezza gli attributi dei suoi figli o i danni che esso potrà patire da un complesso di aggressioni chimiche e fisiche, né stabilire i modi e i tempi in cui i danni si manifesteranno. Nei sistemi viventi, formati da un incalcolabile numero di sottounità in continuo dialogo e interazione, la stocastica prevale sul determinismo.

Fra terra, aria e acqua c’è un interscambio continuo: i cicli biogeochimici di carbonio, idrogeno, azoto, zolfo, ossigeno interessano in modo continuo i tre grandi comparti ambientali. Lo stesso avviene per un’infinità di altre sostanze disperse dall’uomo.

La rivoluzione industriale ai processi ciclici, che costituiscono la regola biologica, sostituisce singole catene lineari unidirezionali nel senso: produzione – consumi – rifiuti. Insieme al rapido impoverimento di risorse si determina così una parallela disseminazione di scorie incompatibili con le esigenze omeostatiche degli esseri viventi. Il concetto di “entropia” oggi indica la misura di indisponibilità dell’energia degradata in forma termica a riconvertirsi in lavoro ed esprime il “disordine”, l’accentuata dispersione particellare, la degradazione della bio-informazione e dell’organizzazione biologica, come effetti inevitabili delle moderne tecnologie. Più energia impieghiamo per produrre e consumare fuori dei cicli bio-geo-fisiologici più l’entropia della materia aumenta.

L’inquinamento é una forma di contaminazione dell’aria, delle acque e del suolo con sostanze e materiali dannosi per l’ambiente e per la salute degli esseri umani, capaci di interferire con i naturali meccanismi di funzionamento degli ecosistemi o di compromettere la qualità della vita. Benché possano esistere cause naturali che possono provocare alterazioni ambientali sfavorevoli alla vita, ad esempio i fumi di un incendio di origine naturale, la dispersione di ceneri vulcaniche, l’aumento naturale della salinità delle acque, il termine “inquinamento” si riferisce in genere alle attività antropiche.

[highlight] liberamente tratto da “L’uomo antibiologico” Aldo Sacchetti, Feltrinelli, 1985 [/highlight]

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Le terre dei fuochi

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Nel 1977 veniva pubblicato un libro bianco sulla “Salute e Ambiente in Campania” che indicava per la prima volta l’inquinamento a livello scientifico e sociale. Il prof. Giavan Giacomo Giordano presentava i risultati di una ricerca sulla mappa della nocività a Napoli e in provincia. Altri studi sulle condizioni igieniche e sanitarie di una città dolente (Napoli) venivano forniti da Giulio Tarro e dall’ambientalista Giorgio Nebbia (1).

Dopo 35 anni il figlio del professore Giordano, Antonio, ed il professore Giulio Tarro hanno presentato un’altra edizione del libro bianco prendendo lo spunto dai temi del passato, purtroppo ancora attuali, approfonditi dal contributo di numerosi studiosi e giornalisti impegnati ed arricchiti da una copertina di un vulcano che emette un teschio da parte dell’artista Lello Esposito (2).

All’apertura dell’anno giudiziario, il 26 gennaio 2013 il procuratore generale di Napoli, Dr. Vittorio Martusciello chiede che si indaghi sul rapporto tra sversamenti e crescita dei tumori puntando l’attenzione sulla cronica emergenza ambientale che da anni flagella Napoli e la provincia e sullo smaltimento dei rifiuti e la contraffazione in campo agro-alimentare. Inoltre dice che non tranquillizzano le rassicurazioni sulla correlazione tra aggressione all’ambiente e le malattie tumorali come pretendono a Roma (recente dichiarazioni del Ministro della Salute Balduzzi) (3).

Trentasei anni dopo il primo libro bianco su “Salute e ambiente in Campania” si dimostra un evidente peggioramento delle condizioni ambientali e della salute dei cittadini.

Lo sversamento illegale dei rifiuti tossici (in corso indagini della magistratura) ha portato ad un aumento delle patologie tumorali e delle malformazioni alla nascita. (2).

 

 

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Reimagination: Le Terre dei Fuochi.

Giulio Tarro e Antonio Giordano, Settembre 2014

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(1) Libro bianco. Salute e Ambiente in Campania. Politica Meridionalista Editrice, Napoli – Maggio 1997.

(2) Campania, terra di veleni. Denaro Libri, Napoli – Luglio 2012.

(3) All’apertura dell’anno giudiziario Martusciello chiede: Si indaghi sul rapporto fra sversamenti e crescita dei tumori. Il Mattino – Gennaio 2013.

(4) Collegamento tra la mortalità del cancro e le anomalie congenite con l’esposizione dei rifiuti in Campania. The Lancet Oncology, 2004.

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25 Aprile 2015 Papa Francesco, Presidente Mattarela, Presidente Renzi e il Bambino Autistico

 

Secondo le statistiche del Governo USA, 1 bambino su 6 presenta un disturbo dello sviluppo e dell’apprendimento e 1 su 68 viene diagnosticato come autistico; nella sola popolazione maschile l’incidenza è di 1 caso su 42 (CDC Marzo 2014).
Siccome nel 1985 l’incidenza dell’Autismo era di 1 caso su 2.500, si ritiene che fra altri 30 anni 1 caso di autismo potrà essere diagnosticato ogni 2 -3 bambini.
Dieci anni fa, nell’Ottobre 2005, ho avuto la fortuna di promuovere il collegamento tra il nostro Ministero della Salute ed il Fondatore di Autism Research Institute, Bernard Rimland, che a partire dal 1995 ha lanciato l’approccio multidisciplinare in questo settore, spalancando, per la prima volta, concrete possibilità di recupero e di guarigione per questi bambini. Da allora nulla di nuovo è accaduto nel nostro Paese, per quanto riguarda le Istituzioni Universitarie ed Ospedaliere ed i servizi alle famiglie.
Se oggi, Papa Francesco, il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio si mettono attorno al tavolo per risolvere i problemi del bambino autistico e della sua famiglia, non possono fare altro che radunare un gruppo di Professori Esperti e affidare a loro un testo condiviso di indirizzo politico sociale, con tutte le raccomandazioni e l’urgenza che l’attuale epidemia richiede.
Ragionevolmente, passerà un certo numero di  anni, perché prevenzione preconcepimento, diagnosi precoce e approccio multidisciplinare possano venire coordinati e assicurati nella pratica quotidiana. Nel frattempo i Professori di oggi saranno diventati un po’ più vecchi e alcuni di loro saranno entrati in pensione, venendo sostituiti da chi vorrà portare qualche modifica al protocollo iniziale ed alla linea guida. E’successo, ad esempio, per la Linea Guida pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità, che, a distanza di due anni, ha contraddetto e negato le indicazioni  contenute nella relazione finale del Tavolo dell’Autismo, in cui si raccomandava la realizzazione di un nuovo standard multidisciplinare e la creazione di un gruppo di ricerca dedicato ad approfondire le relazioni tra nutrizione, intestino, funzione immunitaria e sviluppo cognitivo comportamentale.
Una seconda considerazione rende ancora più improbabile la soluzione dei “Professori”, fosse anche scientificamente la più avanzata. Infatti, se é vero, come è vero, che l’attuale epidemia autistica è secondaria a cause ambientali, l’approccio dovrà necessariamente comprendere, come prioritarie, adeguate strategie per migliorare l’ambiente. L’esperienza statunitense lo dimostra. Dal 1995 in USA si sono moltiplicate con ritmo serrato nuove conoscenze e nuove esperienze, grazie agli investimenti, alla attività di ricerca ed alla continua sollecitazione da parte di associazioni di famiglie, per cui il “modello” statunitense è stato e rimane di guida in campo internazionale. Nonostante tutto questo, l’incidenza dell’autismo ha continuato ad impennarsi, dimostrando che il Mercato viaggia ad una velocità molte volte superiore a quella della Ricerca Applicata.
Se questa riflessione appare ragionevole, l’autismo, con la sua diffusione epidemica e la gravità delle lesioni che lo caratterizzano, sta a segnare una linea di non ritorno per tutta la nostra società e, pertanto, non può in alcun modo essere affidato alla sola cura di una comunità medica e richiede un intervento da parte dello Stato e del Governo, con misure di emergenza assoluta, secondo un criterio ordinatore, che sappia porre la SALUTE ed il BENESSERE DELLA FAMIGLIA al centro di tutto il Sistema. Cominciando dal dettato costituzionale, con la integrazione dell’articolo 32, che occorre integrare con la affermazione solenne della LIBERTA’ DI SCELTA TERAPEUTICA. Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, il 17 Settembre 1787, scriveva:

“Se non mettiamo la Libertà delle Cure mediche nella Costituzione, verrà il tempo in cui la medicina si organizzerà, piano piano e senza farsene accorgere, in una Dittatura nascosta. Ed il tentativo di limitare l’arte della medicina solo ad una classe di persone, e la negazione di uguali privilegi alle altre “arti”, rappresenterà la Bastiglia della scienza medica”.

Oggi, 25 Aprile 2015, l’adesione a questo fondamentale principio di tutela della libertà trova la nostra comunità ancora drammaticamente in ritardo!
Occorre comprendere che ci troviamo nel mezzo di un CONFLITTO UNIVERSALE, il primo di tutta la nostra storia, in cui ci scopriamo corresponsabili, TUTTI, perché ANALFABETI, nei confronti del grande progetto della EVOLUZIONE DELLA VITA sul Pianeta.
Attorno al Tavolo di Papa Francesco e dei due Presidenti, questa volta, dovranno accomodarsi, non più Professori, ma solo TESTIMONI DEL CAMBIAMENTO, per avviare e promuovere lo sviluppo di una democrazia biologicamente alfabetizzata e sostenibile.

 

 

 

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IL NUOVO DIRITTO SU BASI BIOLOGICHE

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Tra il concepimento ed il terzo anno di vita si forma una matrice biologica-energetica e percettiva, che, come una memoria, modula ogni aspetto del nostro rapporto con la quotidianità, comprende il nostro primo criterio di conoscenza: l’IO ed il TU (il bimbo e la madre) e si traduce in un’esperienza prevalentemente preconscia, inconscia e preverbale. Sono queste le caratteristiche che la rendono così difficile da “raggiungere” ed esplorare durante l’adolescenza e la vita adulta! La ricerca scientifica e l’ esperienze compiute in questi ultimi 30 anni in numerosi campi, dallo sport estremo, alle lotte per i diritti civili, ci confermano che il percorso di emancipazione individuale ha in questa prima fase della nostra storia un appuntamento irrinunciabile e definitivo. Il GIUDIZIO,  morale  e quello legale, sono ancora incompetenti in relazione a questi aspetti, peraltro causali nei confronti dei nostri vissuti e dei nostri comportamenti, per cui il DIRITTO va rifondato attraverso un progetto di ALFABETIZZAZIONE BIOLOGICA DELLA VITA QUOTIDIANA. Il Male ed il Bene sono espressione del modulo IO-TU neonatale; in realtà il TU è solo la VITA, che ci viene concessa, come  tempo da vivere e questo non conosce pause, attese, ricompense, ma solo nuove proposte  e cambiamento. Il principio di indeterminazione di Heisemberg,  secondo cui misurare la posizione di una particella provoca una perturbazione impossibile da prevedere della sua velocità e viceversa, “pesca”  profondamente nella natura della nostra percezione visiva: gli occhi del corpo ci raccontano oggetti, mentre gli occhi della mente registrano memorie in continuo cambiamento. La nostra realtà e il nostro destino sono essenzialmente temporali. Questo lo capiamo anche quando riflettiamo che la Malattia di in organo può essere  interpretata solo come una mancanza di Salute, quando il nostro obiettivo é la guarigione e non ci accontentiamo della terapia dell’organo ammalato ! Così  la valutazione di chi delinque, non può limitarsi alla quantizzazione del danno prodotto, ma deve esprime la comprensione delle ragioni biologiche che sottendono al comportamento deviato  e delle potenzialità di autorealizzazione, se  vogliamo affermare il diritto alla vita, come momento centrale e prioritario dell’atto giudiziario.

 

 

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DELINQUENZA O MALATTIA ?

A Piazza Pulita, ieri sera, le continue conferme sulla mala-politica, il degrado ed il disagio hanno generato “l’Italia è marcia!” e qualche minuto fa su facebook mi è capitato di leggere “Perché non li muriamo? Vivi!”
E’ un tratto caratteristico della nostra specie: delinquere.
Quando un fenomeno in natura si ripete con tanta costanza e violenza, significa che una causa c’è ed è certa. Fino ad oggi nei confronti della delinquenza noi abbiamo avuto a disposizione solo la ragione morale, che per quanto comprensibile, non ci aiuta a capirne la causa e può solo coinvolgerci all’interno di una reazione, costringendoci a partecipare ad un Sistema Deviato, attraverso la lotta contro.
Oggi, per la prima volta nella storia, la Ricerca Scientifica, con la scoperta della natura biologica della mente, ci consente di comprendere che la Delinquenza, sia  quella schedata che quella…premiata, è una Dipendenza di tipo severo  nei confronti di un modulo relazionale neonatale. Chiuso e sigillato all’interno di un binomio IO-TU, dove il TU, di volta in volta, alterna il proprio ruolo, tra quello della madre e quello del competitor da uccidere, tra quello del figlio e quello dell’azienda da portare al fallimento…
Infatti, questo modulo di relazione e di conoscenza, che si forma tra il concepimento ed il secondo, terzo anno, caratterizza quella matrice biologica, energetica e percettiva che continua a modulare la nostra salute fisica e mentale, durante l’adolescenza e la vita adulta. Aver compreso questa “causa”  chiaramente e definitivamente costituisce, a mio avviso, un fattore di cambiamento evolutivo della nostra specie, che richiede la promozione di un  progetto dedicato alla alfabetizzazione biologica della vita quotidiana, indispensabile per poter affrontare le sfide della globalizzazione e della conservazione della vita sul Pianeta.

 

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